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27.03.2025
I ghiacciai delle Dolomiti stanno scomparendo
Non solo la Marmolada, il ghiacciaio simbolo delle Dolomiti. Nei prossimi decenni potrebbero ridursi, fino a sparire, anche gli altri ghiacciai di queste montagne. A sostenerlo per la prima volta uno studio realizzato dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), insediato in Area Science Park, e dall’Università Ca’ Foscari Venezia, appena pubblicato sulla rivista The Cryosphere. Hanno collaborato alla ricerca il Comitato Glaciologico Italiano, la Società Meteorologica Alpino-Adriatica, l’ARPA Veneto, il Servizio geologico di Danimarca e Groenlandia, l’Università tecnica della Danimarca, l’Università Roma Tre e l’Università del Quèbec a Montreal.
“Le Dolomiti sono state oggetto di numerosi studi in ambito geologico, geomorfologico e sulla biodiversità. Tuttavia, i ghiacciai di questa regione sono spesso rimasti ai margini dell’esplorazione scientifica, ad eccezione del ghiacciaio della Marmolada, il più esteso della zona”, spiega Renato R. Colucci, ricercatore del Cnr-Isp e coautore del paper. “Nonostante le informazioni sui ghiacciai delle Dolomiti fornite dalle due edizioni dei catasti dei ghiacciai italiani del 1962 e del 2015, i dati disponibili in merito alla loro evoluzione nel corso del tempo sono stati finora estremamente frammentari, e spesso sono stati solo qualitativi, soprattutto per quanto riguarda le loro variazioni di volume. Il nostro è il primo lavoro a presentare una stima pluridecennale (dagli anni ’80 al 2023) della variazione topografica e del bilancio di massa degli attuali ghiacciai montani presenti nelle Dolomiti”.
Un risultato raggiunto in due step: per il periodo dagli anni ’80 al 2010 è stata impiegata la tecnica Structure from Motion (SfM) applicata ad immagini aeree storiche; dal 2010 al 2023 invece si è fatto uso anche di immagini con droni (UAV) e acquisizioni Light Detection and Ranging (LiDAR) da elicottero, che hanno permesso un’elevata risoluzione e accuratezza.
Al 2023, ultimo anno preso in esame dallo studio, si contavano 9 ghiacciai, anche se la frammentazione del ghiacciaio della Marmolada in 4 corpi glaciali distinti, porta il numero totale a 12. “L’area totale di questi ultimi 12 ghiacciai è passata da poco più di 4 km quadrati negli anni ’80 a poco meno di 2 km quadrati oggi, con una perdita del 56%, di cui il 33% dal 2010”, precisa Andrea Securo, dottorando dell’Università Ca’ Foscari Venezia e coautore dello studio. “Complessivamente abbiamo riscontrato una diminuzione della superficie topografica media dei ghiacciai di 28,7 metri dal 1980 al 2023, di cui il 33% tra il 2010 e il 2023. Il ghiacciaio che ha subito la riduzione maggiore è quello della Fradusta, che ha visto una diminuzione di spessore medio di 50 metri ed una riduzione areale del 90%”.
Interessanti anche i dati sulle temperature elaborati per lo studio assieme ad ARPA Veneto che ha quantificato un aumento di +2.0°C, circa +0.5°C per decade negli ultimi 40 anni. Al contempo i dati mostrano anche un certo aumento delle precipitazioni nevose ma solo in alta quota, fenomeno che, avvertono i ricercatori, non è stato sufficiente a colmare la maggiore fusione dovuta a estati sempre più lunghe e sempre più calde.
In conclusione, lo studio mette in luce che in tutta l’area, il 66% dell’intera perdita di volume è attribuibile al solo ghiacciaio della Marmolada. “Oggi le aree di accumulo dei ghiacciai delle Dolomiti si trovano al di sotto della linea di equilibrio glaciale alpina, un indicatore del fatto che, nel giro di pochi decenni, questi ghiacciai scompariranno o si frammenteranno in piccoli corpi glaciali senza dinamica. Il loro destino appare purtroppo inevitabile anche assumendo una stabilizzazione del clima sui valori medi degli ultimi 30 anni (1991-2020)”, concludono gli autori.
Fonte: CNR
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14.03.2025
Ad Aindo 2,1 milioni dall’EIC Accelerator
Aindo ha ottenuto un prestigioso finanziamento dall’European Innovation Council (EIC) Accelerator, il programma dell’Unione Europea che supporta startup e PMI ad alto potenziale innovativo. Selezionata tra 1.211 aziende europee, Aindo è una delle sole tre realtà italiane a ricevere la sovvenzione, che ammonta a 2,1 milioni di euro, con la possibilità di un co-investimento dalla Banca Europea per gli Investimenti.
Grazie a questi fondi, Aindo potenzierà la sua tecnologia basata su intelligenza artificiale generativa per creare dati sintetici altamente realistici, che preservano le caratteristiche statistiche dei dati reali senza contenere informazioni sensibili. Questa innovazione permette alle aziende di utilizzare dataset di alta qualità per addestrare modelli Ai e condurre analisi avanzate senza violare la privacy. Il finanziamento andrà ad alimentare tre direttrici strategiche: accelerazione dello sviluppo della tecnologia con un focus sulle life sciences, espansione sul mercato e creazione di nuove opportunità di lavoro altamente qualificate.
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30.01.2025
Picosats premiata come “PMI Innovativa dell’Anno” da InnovUp
Picosats, azienda specializzata in telecomunicazioni satellitari, ha vinto la prima edizione del Premio PMI Innovativa InnovUp, riconoscimento nazionale organizzato da InnovUp in collaborazione con InValue per dare visibilità alle imprese innovative italiane e alle attività dei parchi scientifici e tecnologici nei territori.
Picosats ha battuto le altre finaliste (Aortic Lab, Sigma Ingegneria, Optoelettronica Italia e Faba) grazie alle sue tecnologie avanzate, tra cui i transponder e le antenne RADIOSAT e BEAMSAT, per applicazioni spaziali dedicate ai piccoli satelliti. L’azienda collabora con ESA e ASI e ha recentemente validato con successo la sua tecnologia nello spazio con SpaceX.
“Dopo il riconoscimento a livello regionale del Friuli Venezia Giulia, il premio di InnovUp a livello nazionale arriva come una bellissima sorpresa che ci onora, soprattutto per la levatura delle altre finaliste, PMI innovative che operano in maniera eccezionale – commenta Anna Gregorio, Founder e Presidente di Picosats -. Quando mi chiedono qual è il valore di PICOSATS, sembra ovvio ma la risposta è il team! Lavorare con ragazzi e ragazze, giovanissimi, è ogni giorno più bello. Gestire persone così intelligenti può essere molto complesso, e allora sono orgogliosa che questo sia il risultato più importante di Mario Fragiacomo, co-fondatore di PICOSATS, e mio che abbiamo costruito e dato un solido lavoro a tutti loro. A questo ovviamente si aggiunga la tecnologia, che per lavorare sempre all’avanguardia nel settore Spazio, è estremamente costosa. E per raggiungere tutto questo, ringrazio i fondi di investimento, Liftt, Progress Tech Transfer e Galaxia, e tutti i nostri soci, che hanno creduto e credono in noi. Voglio aggiungere i miei ringraziamenti all’Università degli Studi di Trieste, che 10 anni fa mi ha convinto a iniziare PICOSATS, Area Science Park e il Polo Tecnologico Alto Adriatico, perché i parchi scientifici e tecnologici possono dare tantissimo e dobbiamo anche noi esserne parte attiva”.
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10.01.2025
Al via il Master in Economia e Scienza del Caffè Ernesto Illy
È arrivata alla sua 14a edizione il Master in Economia e Scienza del Caffè della La Fondazione Ernesto Illy, realizzato in collaborazione con illycaffè, l’Università degli Studi di Trieste, l’Università degli Studi di Udine, la SISSA e Area Science Park. Il Master è rivolto a giovani laureati in economia, ingegneria e scienze agrarie, offrendo una formazione completa sugli aspetti biologici, agronomici, tecnologici ed economici del caffè, dalla pianta al prodotto finale. Sono 25 gli studenti di questa edizione, provenienti da 18 Paesi, tra cui Argentina, Bolivia, Brasile, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Etiopia, Honduras, India, Indonesia, Iran, Italia, Messico, Mozambico, Nicaragua e Tanzania.
Il programma didattico prevede oltre 430 ore di lezione, supportate da 60 docenti in formato ibrido. Le lezioni inizieranno da remoto e, a partire da maggio 2025, proseguiranno in presenza, concludendosi con un project work su una delle materie trattate durante il corso. Anche quest’anno, la Fondazione Friuli e la Fondazione CRTrieste sosterranno finanziariamente il Master, con 16 studenti che riceveranno borse di studio dalla Fondazione Ernesto Illy: 10 con contributo integrale e 6 con contributo parziale.
Dalla sua prima edizione, il Master ha coinvolto oltre 272 alunni provenienti da più di 30 Paesi, con l’obiettivo di formare professionisti specializzati nel settore del caffè, capaci di adottare un approccio etico e sostenibile.
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13.12.2024
A cinque imprese del Parco i fondi di Booster for Life Science FVG
Ci sono cinque progetti di imprese insediate in Area Science Park tra i 22 selezionati dal primo sportello dell’avviso “Booster for Life Science-TRL Advancement”, l’iniziativa promossa dal Cluster Scienze della vita Friuli Venezia Giulia su incarico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, per finanziare “progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nel settore delle Scienze della Vita con un budget complessivo iniziale di 10.040.000 Euro”.
I 22 progetti ammessi al finanziamento otterranno ciascuno da 200.000 a 500.000 euro, per “elevare il livello di maturità tecnologica (TRL) di prodotti e servizi innovativi in fase di sviluppo, supportando sia la validazione di idee sia la realizzazione di tecnologie, consentendo l’avvicinamento al mercato di soluzioni all’avanguardia”. Fra le aziende che hanno presentato i progetti ammessi figurano AB Analitica srl, Alifax Research & Development srl, Clonit srl, Dr. Schaer SpA, Prodigys Technology srl. La tipologia dei progetti finanziati comprende startup, startup innovative, spin-off (27%); piccole imprese (23%); pmi innovative (18%); grandi imprese (9%), università (9%); microimprese (9%); medie Imprese (5%).
AB Analitica è un’azienda all’avanguardia nel campo della diagnostica molecolare e si occupa di dispositivi medico-diagnostici da laboratorio per virologia, batteriologia, parassitologia, micologia, genetica molecolare e oncologia. Alifax è una delle più importanti società italiane specializzata nello sviluppo, produzione e distribuzione di strumentazione diagnostica clinica per l’automazione di laboratorio. Dal 1987, Clonit si concentra sullo sviluppo, la produzione e la distribuzione di attrezzature diagnostiche in vitro e reagenti innovativi e affidabili per la diagnostica molecolare. Prodigys applica le tecnologie e i sistemi di intelligenza artificiale e business intelligence più recenti ed innovativi per la sicurezza informatica del software, sia web che mobile, inoltre fornisce servizi di progettazione, realizzazione e supporto di sistemi informativi complessi. Dr. Schär è un’azienda specializzata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di alimenti dietetici per soggetti con esigenze nutrizionali specifiche, tra cui la dieta chetogenica focus del progetto finanziato.
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12.12.2024
FERMI apre nuove strade al controllo quantistico: nuovi orizzonti per la scienza atomica e molecolare
Un esperimento pionieristico condotto presso FERMI, il laser a elettroni liberi (Free Electron Laser, FEL) di Elettra Sincrotrone Trieste, attivo in Area Science Park, ha permesso per la prima volta di controllare direttamente gli stati quantistici ibridi elettrone-fotone negli atomi di elio, dimostrando il controllo quantistico delle dinamiche elettroniche non lineari. Questo importante risultato, frutto della collaborazione internazionale tra gruppi teorici e sperimentali guidati dal dott. Lukas Bruder dell’Università di Friburgo – che in Italia ha coinvolto: il Politecnico di Milano, l’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Cnr-Ifn), l’Istituto Officina dei Materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste (Cnr-Iom), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati (Roma) ed Elettra Sincrotrone di Trieste – stabilisce un importante traguardo nella fisica quantistica e apre nuove prospettive per lo studio e il controllo di reazioni chimiche su scala atomica, grazie anche alle straordinarie capacità tecnologiche di FERMI.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, dimostra come una manipolazione precisa degli impulsi luminosi generati dal FEL FERMI consenta di favorire processi quantistici specifici, sfruttando un approccio noto come “controllo coerente”. Questo metodo, già consolidato per la luce visibile e in regime di bassa intensità, è stato ora applicato con successo alle lunghezze d’onda ultraviolette estreme, aprendo un nuovo campo di ricerca per l’analisi di fenomeni atomici e molecolari che avvengono su scale temporali dell’ordine degli attosecondi (un miliardesimo di miliardesimo di secondo).
Il laser FERMI si distingue nel panorama internazionale per essere l’unica sorgente di questo tipo in grado di garantire un controllo così preciso della generazione di radiazione ultravioletta e di raggi X, grazie all’uso di un “seme esterno”. Questo innovativo approccio consente di imprimere ulteriore coerenza alla luce durante il processo di amplificazione, rendendo finalmente realizzabili esperimenti di controllo coerente. In assenza di questo processo infatti la radiazione amplificata risulterebbe caotica e incoerente, con una sequenza casuale di impulsi molto ravvicinati tra loro.
Questo esperimento ha sfruttato impulsi di radiazione ultravioletta con intensità dell’ordine di 10-100 trilioni di watt per centimetro quadrato, generando stati quantistici definiti “dressed states”, in cui gli elettroni interagiscono fortemente con il campo luminoso modificando i loro livelli di energia. Grazie a questa manipolazione precisa della fase e dell’ampiezza degli impulsi luminosi i ricercatori hanno ottenuto un controllo senza precedenti di queste dinamiche.
I risultati ottenuti dimostrano anzitutto l’efficienza e la maturità tecnica raggiunte da FERMI, giacché la capacità di riprodurre nei raggi x effetti ben noti alle frequenze ottiche era e rimane un traguardo ambito ma per nulla scontato.
Nell’immediato disponiamo ora di nuove metodologie per indagare sistemi quantistici fondamentali. Lunghezze d’onda molto corte e durate degli impulsi corrispondentemente più brevi consentono in generale di gestire gli elettroni alle loro scale naturali di lunghezza e tempo, vale a dire quelle atomiche; ciò apre inoltre nuove prospettive nello sviluppo di tecniche per il controllo delle proprietà dei materiali, e delle reazioni chimiche, con potenziali ricadute in settori come il fotovoltaico, la catalisi, e la scienza dei materiali in genere. Scendendo nei dettagli infinitesimi diventa progressivamente sempre più difficile cogliere e comprendere gli eventi sotto osservazione, e questi impulsi così precisi ci permettono di isolare con altrettanta precisione dettagli minuscoli in tempi brevissimi (come con una fotocamera ad altissima risoluzione). Grazie a queste tecnologie, non solo è possibile esplorare passivamente tutti questi fenomeni, ma anche guidarli e manipolarli verso nuove scoperte e ancora nuove ipotesi.
Gli enti coinvolti:
Institute of Physics, University of Freiburg, Friburgo, Germania
Max-Planck-Institut für Physik komplexer Systeme, Dresda, Germania
Elettra-Sincrotrone Trieste S.C.p.A., Trieste, Italia
Institute of Physics, University of Oldenburg, Oldenburg, Germania
Dipartimento di Fisica, IFN-CNR, Milano, Italia
Institut für Ionenphysik und Angewandte Physik, Universität Innsbruck, Innsbruck, Austria
Department of Physics, University of Gothenburg, Gothenburg, Svezia
Istituto Officina dei Materiali, CNR (CNR-IOM), Trieste, Italia
Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati, Frascati, Italia
Deutsches Elektronen-Synchrotron DESY, Amburgo, Germania
The Hamburg Centre for Ultrafast Imaging CUI, Amburgo, Germania
IFN-CNR, Milano, Italia
Department of Physics and Astronomy, Aarhus University, Aarhus, Danimarca
Institute for Experimental Physics, University of Hamburg, Amburgo, Germania
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09.12.2024
Sulla ISS il primo micro-satellite realizzato da Picosats e UniTS
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ospita da alcuni giorni un prototipo di micro-satellite messo a punto all’interno del progetto RISE (Resilient Integrated Structural Elements) dell’Università degli Studi di Trieste e dell’azienda PICOSATS, con il contributo dell’ASI – Agenzia Spaziale Italiana, il cui obiettivo è porre le basi per una nuova generazione di micro satelliti modulari e assemblabili, più economici e più facili da produrre. Il prototipo è di plastica, stampato in 3D e ospita tutti i collegamenti elettrici necessari al suo funzionamento.
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29.11.2024
Scoperto l’uso rituale di sostanze psicotrope nell’antico Egitto
Per la prima volta, è stata fornita prova diretta dell’uso di sostanze psicotrope nei rituali dell’antico Egitto tolemaico. La scoperta, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, si basa sull’analisi di un vaso rituale di oltre 2.000 anni fa, che ha rivelato tracce di piante psicotrope usate in pratiche religiose e spirituali. Il vaso è decorato con la testa del dio egizio Bes, una divinità grottesca, ma dalla natura benevola, spesso utilizzata come amuleto protettivo della casa.
La ricerca, coordinata dal professor Enrico Greco dell’Università di Trieste, con la collaborazione di Tampa Museum of Art, University of South Florida, Università di Milano, ha avuto il fondamentale supporto di Elettra Sincrotrone Trieste, che ha contribuito con tecniche avanzate come la spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier accoppiata alla luce di sincrotrone (SR µ-FTIR). Chiaramaria Stani, ricercatrice CERIC-ERIC presso la linea SISSI di Elettra, sottolinea: “Queste analisi hanno permesso di identificare il contenuto cerimoniale del vaso, nonostante le tracce residue fossero minime, ma ben conservate nelle porosità della ceramica”.
Questa tecnologia ha permesso di analizzare le tracce residue nel vaso, rivelando la presenza di piante come Peganum harmala (ruta siriana), Nymphaea nouchali (ninfea azzurra) e specie del genere Cleome, tutte note per le loro proprietà psicotrope. L’analisi ha anche indicato l’uso del vaso in rituali che prevedevano il raggiungimento di stati alterati di coscienza, probabili veicoli per la comunicazione con il divino e per esperienze mistico-rituali.
La ricerca non solo conferma ipotesi precedenti, basate su testi e iconografia, ma fornisce anche una solida prova fisica del sofisticato utilizzo delle sostanze naturali da parte degli egizi. L’approccio multidisciplinare, che ha unito scienza, storia e cultura, è stato essenziale per risolvere questo antico mistero, confermando l’importanza della collaborazione tra istituti di ricerca come Elettra Sincrotrone Trieste e le università coinvolte.
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20.11.2024
Atomi metallici in reti di grafene: così nascono i materiali del futuro
Una ricerca internazionale svolta congiuntamente dall’Istituto Officina dei Materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste (Cnr-Iom) e dalle Università di Trieste, Milano- Bicocca e Vienna, ha dimostrato un metodo semplice e innovativo per realizzare una nuova categoria di materiali che uniscono le straordinarie proprietà manifestate da singoli atomi metallici con la robustezza, flessibilità e versatilità del grafene, per potenziali applicazioni nei campi della catalisi, della spintronica e dei dispositivi elettronici.
Lo studio è pubblicato sulla rivista Science Advances: il metodo consiste nel depositare in modo controllato atomi metallici, come il cobalto, durante la formazione dello strato di grafene su una superficie di nichel. Alcuni di questi atomi vengono incorporati nella rete di carbonio del grafene, così formando un nuovo materiale che ha proprietà eccezionali di robustezza, reattività e stabilità.
Il metodo è stato ideato nei laboratori del Cnr-Iom in Area Science Park: “Si tratta di un risultato ancora preliminare, ma già molto promettente, frutto di un’idea originale nata nel nostro laboratorio che all’inizio sembrava irrealizzabile”, afferma Cristina Africh, ricercatrice del Cnr-Iom che ha guidato il team.
Grazie al fatto che il materiale può essere staccato dal substrato mantenendo la sua struttura originale, esso è potenzialmente utilizzabile in ambito applicativo. “La metodologia è stata sperimentata per intrappolare atomi di nichel e cobalto, ma i nostri calcoli dicono che l’uso si potrà estendere ad altri metalli per applicazioni diverse”, spiega Cristiana Di Valentin, professoressa di Chimica generale e inorganica dell’Università di Milano-Bicocca.
Inoltre, il materiale ha mostrato stabilità anche in condizioni critiche: “Abbiamo dimostrato che questo materiale sopravvive anche a condizioni critiche, inclusi gli ambienti elettrochimici utilizzati per le applicazioni in celle a combustibile e batterie”, aggiunge Jani Kotakoski dell’Università di Vienna.
Frutto di una collaborazione internazionale, lo studio si è avvalso di competenze diverse e complementari: “Un aspetto decisivo per dimostrare l’efficacia di questo approccio, semplice e potente al tempo stesso”, conclude Giovanni Comelli dell’Università di Trieste.
CNR-IOM
Comunicati Stampa
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14.11.2024
Una panchina gialla in ricordo del ricercatore Giulio Regeni
“Mai molar”, ‘non mollare mai’. Paola Deffendi, la madre di Giulio Regeni, ha chiuso con questa tipica esortazione triestina il suo breve intervento in occasione dell’inaugurazione della panchina dedicata a Giulio, collocata al centro del Campus di Padriciano di Area Science Park. Verniciata di giallo, la panchina vuole rappresentare un simbolo di speranza, giustizia e solidarietà, a testimonianza dell’impegno di chi, insieme alla famiglia di Giulio, continua a chiedere verità.
È stata un’iniziativa spontanea, nata dal basso quella di personale, ricercatrici e ricercatori di Area, che con una colletta hanno acquistato vernice e targa per personalizzare la panchina, devolvendo gran parte della quota restante su un conto corrente destinato alle spese legali e per le trasferte processuali sostenute dai coniugi Regeni.
La morte di Giulio dimostra quanto sia fondamentale tutelare la libertà di ricerca, soprattutto in contesti in cui il dissenso o l’indagine su temi sensibili possono essere pericolosi.
Ricordare Giulio significa anche tenere viva la lotta per la difesa dei diritti fondamentali, come la libertà di espressione, di associazione e di ricerca.
Qui il video dell’inaugurazione della panchina avvenuta alla presenza di Paola Deffendi e Claudio Regeni.
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Giulio Regeni
panchina gialla
25.10.2024
Elettra lancia un Assistente Digitale Avanzato al servizio della ricerca
È stato progettato da Elettra Sincrotrone Trieste un assistente digitale avanzato che, grazie all’Intelligenza Artificiale, supporta i ricercatori che utilizzano le linee di luce e i laboratori di Elettra e FERMI. Il primo prototipo è stato implementato con successo per la beamline TwinMic con il nome di TwinBot.
Questa stazione sperimentale, una delle 28 linee di luce del sincrotrone italiano situato a Trieste, è specializzata nella microscopia a raggi X e offre una risoluzione spaziale sub-micrometrica. TwinMic consente studi multidisciplinari che spaziano dalla biologia alla scienza dei materiali, grazie alla capacità di combinare immagini di trasmissione e spettroscopia a raggi X. Le sue applicazioni principali includono lo studio dell’accumulo di nanoparticelle nelle cellule e la comprensione dei meccanismi chimici legati all’asbesto nei tessuti umani.
TwinBot rappresenta un’importante innovazione nell’ambito della ricerca di base, offrendo un accesso immediato e intuitivo alle informazioni tecniche e sperimentali offerte dalla linea TwinMic. Grazie all’intelligenza artificiale, TwinBot risponde in tempo reale a domande formulate in linguaggio naturale, facilitando la preparazione delle proposte e degli esperimenti. I ricercatori non devono più dedicare lunghe ore alla ricerca manuale nei documenti tecnici: TwinBot fornisce risposte rapide e accurate, migliorando significativamente l’efficienza delle loro attività.
Questo strumento ha il potenziale per essere esteso anche ad altre linee di luce e servizi presso Elettra, rafforzando ulteriormente l’ecosistema scientifico dell’istituto. Nessun altro sincrotrone ha ancora adottato una tecnologia simile per questi scopi, rendendo TwinBot un’innovazione unica nel suo genere. Il progetto non solo posiziona Elettra all’avanguardia nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle infrastrutture scientifiche, ma stabilisce anche nuovi standard per il supporto alla ricerca di base.
L’intelligenza artificiale non si limita ad automatizzare compiti ripetitivi, ma va ben oltre: analizza grandi volumi di dati, individua schemi complessi e può contribuire a generare nuove intuizioni che possono portare a ipotesi innovative, spesso basate su grandi volumi di dati o su modelli complessi difficili da analizzare manualmente. Questo cambia radicalmente i metodi di ricerca, consentendo agli scienziati di concentrarsi maggiormente su aspetti creativi e analitici. Quindi l’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando una componente essenziale nella ricerca scientifica moderna, con applicazioni che vanno ben oltre l’automazione.
La capacità dell’AI di identificare schemi nascosti e di accelerare i processi sperimentali è particolarmente evidente nei laboratori di avanguardia, come il Sincrotrone Elettra. Qui, tecnologie innovative come TwinBot dimostrano come l’AI possa ottimizzare la gestione delle informazioni rilevanti agli sperimentali, migliorando l’efficienza e la precisione delle ricerche. In ambito chimico e fisico, l’AI consente agli scienziati di concentrarsi sugli aspetti più creativi e analitici della ricerca, liberandoli da attività ripetitive e aumentando la loro capacità di esplorare nuove frontiere della conoscenza.
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19.09.2024
Ingegneri si diventa: ESTECO festeggia i suoi 25 anni con un nuovo exhibit per progettare l’auto più efficiente nell’Immaginario Scientifico di Trieste
Nel 25esimo anniversario dalla sua fondazione, ESTECO ha allestito all’interno dell’Immaginario Scientifico di Trieste un nuovo exhibit interattivo dedicato al mondo della progettazione ingegneristica. L’exhibit permetterà ai visitatori del museo di cimentarsi nella progettazione di un’automobile, toccando con mano il valore dell’aerodinamica, della simulazione e dell’ottimizzazione per creazione di veicoli più veloci ed efficienti.
Sono questi, infatti, i temi al centro del successo di ESTECO iniziato 25 anni fa nell’Area Science Park come primo spin-off imprenditoriale dell’Università di Trieste. A fondarla nel 1999 sono infatti tre ingegneri – Carlo Poloni, Enrico Nobile e Luka Onesti – partendo proprio dal concetto di ottimizzazione di prodotto e trovando nel mercato automobilistico il principale settore di utilizzo. “Da sempre la nostra vocazione commerciale ci porta a lavorare con l’estero – commenta Carlo Poloni, Presidente di ESTECO – basti pensare che il Giappone rappresenta quasi la metà del nostro fatturato. Il nostro legame con il territorio tuttavia è forte, in particolare con le istituzioni scientifiche come l’Immaginario Scientifico di cui siamo sponsor da diversi anni. Ci è piaciuto quindi approfittare di questo nostro traguardo per contribuire all’offerta del museo attraverso i temi che conosciamo meglio”.
Il concetto di aerodinamica, ovvero la scienza che studia come l’aria si muove attorno alle cose, è alla base del funzionamento di aeroplani, razzi e persino automobili. Le regole dell’aerodinamica spiegano come un aereo possa volare o come ridurre il consumo di energia impiegata da un’automobile veloce.
La resistenza aerodinamica è invece una forza legata all’attrito dell’aria e alla pressione che agisce sulla superficie esterna dell’automobile. Una pressione elevata davanti all’auto frena la vettura, una pressione elevata sul posteriore della vettura la spinge.
Quando progettano un veicolo, gli ingegneri usano la simulazione computerizzata per calcolare le prestazioni aerodinamiche di una determinata configurazione. E modificano i parametri per minimizzare la resistenza.
L’exhibit interattivo, parte integrante del percorso museale dell’Immaginario Scientifico, permetterà di toccare con mano in modo intuitivo questi aspetti, modificando sei parametri che definiscono la forma della macchina. La vettura risultante e le sue performance saranno visibili in tempo reale.
Gli utenti del museo, a partire dai più piccoli (ma non solo), avranno a disposizione tre tentativi per cimentarsi nell’impresa di progettare una macchina più efficiente possibile. Dopodiché, potranno azionare un algoritmo di ottimizzazione che in modo automatico cercherà la configurazione ottimale, proprio come fanno gli ingegneri che usano la tecnologia di ESTECO in tutto il mondo.
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